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La tossicità della comunicazione politica nei social in Italia

Dibattiti politici italiani su Facebook. Un caso scuola.


Dibattiti politici italiani su Facebook. Un caso scuola.

Il post con commenti

Com’è noto, non capisco un cazzo di politica. La notizia non si è ancora diffusa all’estero e ogni tanto dalle mie parti (Dublino) mi chiedono informazioni sul quel gran casino che è la politica italiana. Questa mattina un giornalista irlandese mi ha chiesto alcune informazioni sulle prossime elezioni in Italia e sui partiti populisti italiani. Invece di fare il solito pippone riassumendo gli ultimi editoriali di Ernesto Galli Della Loggia o di Pigi Battista sul Corriere ho condiviso con lui un dialogo su Facebook avvenuto ieri tra due miei amici. Dialogo credo indicativo sul modo di vivere la politica in Italia.

Le fasi della (non)comunicazione politica si svolgono in 5 parti.

1.  L’utente Max (elettore probabilmente di centrodestra) posta un articolo critico sul Movimento 5 Stelle. Si tratta di un articolo tratta dal blog della versione italiana dell’ Huffington Post di Tommaso Ederoclite, giornalista e consulente politico (elettore di centrosinistra) in cui vengono elencati alcuni insuccessi e criticità degli ultimi 5 anni di vita politica del Movimento 5 Stelle. L’articolo si concentra solo sulle negatività ignorando gli aspetti positivi ed i successi del Movimento, ma riporta dati reali non contraffatti.

Dibattiti politici italiani su Facebook.

2. L’utente Riccardo (elettore probabilmente del Movimento 5 Stelle) replica cosí:

Dibattiti politici italiani su Facebook.

In questa fase assistiamo ad un attacco generico al giornalismo italiano, generiche accuse al Potere (con la p maiuscola!), una generica recriminazione sul fatto di essere ultimi in tante classifiche. C’é una generalizzazione che manifesta una mancanza di analisi e di obiettività. Di solite questo tipo di reazione sui social sono scritte senza leggere l’articolo linkato e si basate sulle impressione ricevute dal titolo. Pur trascurando la crescita economica  complessiva degli ultimi 40 anni, Riccardo ignora o finge di ignorare che nell’ultimo anno, pur rimanendo una situazione di assoluta criticità, i parametri sono quasi tutti positivi.*

L’attacco al giornalismo italiano invece è più che giustificato. L’economia che migliora e un senso di smarrimento e sfiducia nella popolazione che premiano partiti populisti e anti sistema è un fenomeno che si presenta in molti paesi europei. In Italia il fenomeno è accentuato da una crisi non solo economica ma anche sociale e di sistema e da un mondo giornalistico e dell’informazione decisamente inadeguato a rappresentare la realtà.

3. L’utente Max a questo punto cerca di entrare nei punti specifici dell’articolo.

Dibattiti politici italiani su Facebook.

Riccardo “minaccia” di smontare punto per punto “l’articolo propagandistico”, ma poi rinuncia facendo solo una ulteriore critica superficiale e generale dicendo che non servirebbe a far cambiare idea all’interlocutore. Probabilmente ha ragione dato che in Italia le informazioni e le discussioni politiche su internet sono patrimonio “bolle” di appartenenza, in cui si comunica e si ricevono informazioni con chi è già d’accordo con noi e il contraddittorio non è molto amato (leggere i commenti sulle pagine politiche de Il Fatto Quotidiano o di Libero è molto educativo su questo aspetto). L’intervento si conclude con una nuova generica accusa sugli “indici negativi”.

4. In questa fase si torna alla popolare questione tra onesta e competenza. Il politico deve essere anche competetente o è sufficiente che sia onesto? Il dibattito è ancora aperto.

Dibattiti politici italiani su Facebook.

5. Fase finale. Il pessimismo e la speranza.

Dibattiti politici italiani su Facebook.

Il dialogo social si conclude così. Con una speranza per il futuro e un presente in cui l’unica soluzione pare essere l’emigrazione. Ognuno dei due utenti probabilmente rimane con le sue idee politiche e ognuno dei  due utenti sarà focalizzato sugli aspetti negativi del partito avverso ignorando qualunque aspetto positivo dei partiti/movimenti politici diversi dal proprio.

Riccardo chiude presentando un quadro generale tutto negativo e la speranza di un rinnovamento completo della classe politica. Max ribadisce che non sempre nuovo è sinonimo di meglio e rimane legato a persone e valori/ideali che dovrebbero rimanere per combattendo la “mala gestione”.

Da questa discussione politica sui social ho notato 5 aspetti che ricorrono spesse sul web quando si parla di politica:

  •  Ideologismo. Ai due interlocutori simpatizzanti del centrodestra e del Movimento 5 Stelle non risulta nessuna aspetto positivo dei governi Renzi/Gentiloni. Lo stesso accadrebbe se si chiedesse a un simpatizzante di centrosinistra di parlare degli aspetti positivi dei governi Berlusconi o della gestione di Roma della Raggi. Gli elettori/tifosi vedono solo la propria squadra e non riescono a vedere nulla di buono negli altri.
  • Superficialità. Difficile andare sul merito e affrontare i dati e la realtà delle cose. Si preferisce guardare la superficie delle cose senza approfondire, ma ritenendosi idonei a commentare i fatti anche se non si conoscono.
  • Perdita di memoria.  Alcuni elettori tendono a dimenticare presto quanto non fatto dai propri eletti. La rinnovata fiducia anche a chi ha fallito nella gestione pubblica mostra un attaccamento fideistico ai propri convincimenti.
  • Malessere. Il malessere manifestato dal simpatizzante del Movimento 5 Stelle si accentua in una società duale con forti divergenze generazionali, geografiche, di genere e familiari. Un forte desiderio di cambiamento porta a preoccuparsi poco o nulla della competenza degli eletti.
  • Incomunicabilità. Pur scegliendo un dialogo educato e civile e non una rissa verbale, come capita tra tanti leoni da tastiera, emerge una evidente divergenza di desideri e bisogni che portano a scelte politiche divergenti con scarsa possibilità di influenzare chi la pensa diversamente.

Al netto di alcune semplificazioni e di alcuni slogan è difficile non dare ragione a Riccardo quando parla della decadenza dell’Italia negli ultimi decenni e sulla classe politica inadeguata. Come ho scritto nel La generazione perduta dei nati in Italia negli anni ‘70 e ‘80 l’Italia è un paese senza giustizia sociale e intergenerazionale con tutti gli indicatori economici, sociali, etici allo sbando e i risultati economici e politici positivi degli ultimi anni non sono sufficienti a risolvere un malessere diffuso e reale soprattutto tra giovani, donne e abitanti del Sud.

I due utenti sono nati negli anni Settanta come me e entrambi hanno posizioni e idee politiche credo diverse dalle mie. L’auspicio vano è che a fronte della situazione di atroce disparità intergenerazionale che sta vivendo la nostra generazione e quelle successive in Italia invece che perdersi in stravaganti battaglie (ultimamente sacchetti per la frutta e verdura) si possa unire in una battaglia generazionale comune per riequilibrare welfare e dare maggiore giustizia sociale. Quello che invece presumibilmente capiterà sarà una serie infiniti di sterili discussioni sui social con un prossimo governo che si guarderà bene dal intaccare i privilegi della generazione dei Baby Boomers (il surreale dibattito sulle pensioni è indicativo) lasciando alle generazioni successive una desertificazione occupazionale, economica e morale.

 

* Nel 2017 in Italia ci sono stati il 9,2 per cento di delitti in meno rispetto al 2016. Gli omicidi sono calati dell’11,8 per cento, le rapine dell’11 per cento, i furti del 9,1 per cento, le persone espulse per motivi di sicurezza sono state il 62 per cento in più rispetto al 2016, gli sbarchi nel nostro paese sono calati del 34 per cento, il numero dei migranti rimpatriati è aumentato del 19,6 per cento (5.300 nel 2016 a 6.340 nel 2017), le vittime in mare sono diminuite dalle 4.405 del 2016 alle 2.832 del 2017, le tasse sono diminute da 42.4% al 40.3% negli ultimi 5 anni, il pil è cresciuto del 3%, la produzione industriale in crescita, l’export in crescita dell’8%, la fiducia dei consumatori in crescita, nel triennio 2014-2017 sono stati creati circa 929 mila posti di lavoro, di cui 523 mila, cioè oltre il 56 per cento, a tempo indeterminato, negli ultimi 44 mesi il tasso di occupazione è aumentato di 2,7 punti salendo al 58,1 per cento, il tasso di disoccupazione totale è sceso di 1,8 punti all’11,1 per cento e quello giovanile è diminuito di 8,7 punti al 34,7 per cento, etc.

 


Nota a margine

Le prime battute della campagna elettorale non sembrano presagire granché di buono. Da una parte, un Pd sempre più isolato e populista, sembra non capire che intestardirsi nel ricordare i risultati ottenuti nella corso della legislatura non farà vincere le elezioni. Dall’altra parte, le forze di opposizione che, critiche degli assetti europei e istituzionali, sembrano non farsi remore nel promettere nuovi aiuti e spese statali al di là di ogni ragionevole criterio di sostenibilità.

Se si dovesse proseguire su questi registri, difficile riuscire a essere ottimisti per il futuro dell’Italia. É vero, c’è la ripresa e l’economia globale sta attraversando una fase migliore di qualche anno fa. Ma non si può dimenticare che l’Italia resta un paese fragile, che mantiene tassi di crescita modesti, squilibri sociali gravi e un debito pubblico tale per cui anche un leggero rialzo dei tassi porterebbe a un immediato appesantimento dell’onere del debito.

Per l’Italia gli squilibri che si associano alla ripresa economica prendono la forma della frattura generazionale. Oltre a essere particolarmente odiosa, rendendo molto difficile l’ingresso nella vita adulta ad una intera generazione, essa è anche particolarmente dannosa dato che mette a rischio il futuro stesso del paese. Si possono vincere le elezioni semplicemente cavalcando il malcontento. Ma se non vogliono fare male a loro stessi e al paese, i partiti hanno il dovere di dire con chiarezza come intendono approfittare di questa fase in cui l’economia respira per realizzare riforme in grado di tenere insieme efficienza e integrazione. Con particolare attenzione alle nuove generazioni. In un Paese di elettori anziani e di giovani distratti si tratta di un’operazione non da poco.

Siamo il paese Europeo che spende di più per pensioni e meno per giovani, famiglie, innovazione, ricerca e disoccupati. Il fatto che i giovani non prendano a pernacchie, ma addirittura votino i partiti e i movimenti che propongono l’abolizione della legge Fornero o che sono contrari a tagliare le “pensioni d’oro”, mi fa pensare che il patto intergenerazionale non ci sarà e per l’Italia si annuncia un futuro incerto.