{"id":906,"date":"2025-05-27T22:05:43","date_gmt":"2025-05-27T21:05:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mauriziopittau.it\/utopie\/?p=906"},"modified":"2025-05-27T22:05:43","modified_gmt":"2025-05-27T21:05:43","slug":"azione-nonviolenta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mauriziopittau.it\/utopie\/azione-nonviolenta\/","title":{"rendered":"Azione Nonviolenta"},"content":{"rendered":"<div id=\"container\">\n<div id=\"content2\">\n<div id=\"textholder\" class=\"buggybox\">\n<div id=\"textholder\" class=\"buggybox\">\n<p>La nonviolenza come disciplina di studio e come metodologia pratica di risoluzione dei conflitti \u00e8 &#8220;ideata&#8221; da Gandhi nel corso della sua lunga vita e viene applicata direttamente e in forma sistematica nel conflitto che oppone l&#8217;India all&#8217;Inghilterra durante la I\u00b0 e la II\u00b0 guerra mondiale. Alla fine di questo conflitto la nonviolenza risulter\u00e0 vincente e porter\u00e0 l&#8217;India a conquistare l&#8217;indipendenza dal dominio inglese. Ovviamente la nonviolenza ha radici pi\u00f9 antiche, ma il primo che ne fece un principio e una teoria di vita, oltre che una prassi di azione, fu appunto Gandhi. Per Gandhi il rapporto con la nonviolenza \u00e8 legato all&#8217;individuo e allo sviluppo della sua coscienza.<\/p>\n<p>Egli propone due concetti basilari:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>AHIMSA<\/strong>, non fare del male agli altri<\/li>\n<li><strong>SATYAGRAHA<\/strong>, aderenza alla verit\u00e0<\/li>\n<\/ul>\n<p>Il non fare del male agli altri e l&#8217;aderenza alla verit\u00e0 impongono un forte lavoro basato sulla persona e sulla sua capacit\u00e0 di crescere su queste cose e di resistere di fronte alle spinte incoerenti del contesto in cui si vive. Egli per\u00f2 non impone una regola, ma indica un percorso individuale per giungere alla nonviolenza, percorso che pu\u00f2 e deve essere condiviso con altri. Forse il &#8220;vero obiettivo&#8221; non \u00e8 neanche quello di essere nonviolenti, ma piuttosto amici della nonviolenza e anche rispetto alla nonviolenza lo scopo si concentra nel ridurre ai minimi termini possibili la presenza della violenza nell&#8217;agire umano e nelle attivit\u00e0 umane. La violenza va intesa nel suo significato pi\u00f9 ampio, per cui non \u00e8 solo quella della guerra o delle armi, ma ogni atto che comporta distruzione, oppressione, costrizione, verso cose, animali, persone. C&#8217;\u00e8 quindi spazio per tutti per migliorare e migliorarsi nell&#8217;azione nonviolenta.<\/p>\n<h3>Elementi della nonviolenza<\/h3>\n<p>Gli elementi della nonviolenza sono sostanzialmente rappresentati dai suoi principi. L&#8217;elemento cardine \u00e8 per\u00f2 costituito dalla relazione cio\u00e8 da quell&#8217;insieme di collegamenti, connessioni, stati emotivi, etc. che si sviluppano fra due o pi\u00f9 soggetti, sia quando questi sono persone singole, sia quando si ha a che fare con realt\u00e0 complesse come societ\u00e0 o nazioni. Possibilit\u00e0 di rendere la relazione &#8220;ponte&#8221; fra le due parti in conflitto, &#8220;ponte&#8221; che non giudica e non stabilisce chi ha ragione o torto, ma che facilita la comunicazione e la comprensione fra le parti. Il terzo elemento \u00e8 dato dall&#8217;azione, cio\u00e8 dalla capacit\u00e0 di attuare in pratica i principi e la relazione.<\/p>\n<p>La nonviolenza pu\u00f2 essere intesa come<br \/>\n* uno stile di vita: apertura all&#8217;esistenza, alla libert\u00e0, allo sviluppo di tutti; opposizione all&#8217;oppressione, alla distruzione. Resistenza attiva. Un modo di essere e di vivere i rapporti con gli altri che prima di acquisire un valore come azione sociale (esterna a noi), deve penetrare nelle nostre coscienze ed essere parte di noi.<br \/>\n* una scelta pragmatica per risolvere i conflitti: si pu\u00f2 vedere nella nonviolenza un metodo efficace che d\u00e0 pi\u00f9 risultati, o meno danni, dell&#8217;azione violenta. In questo caso il &#8220;minimo&#8221; richiesto \u00e8 il rispetto dei due capisaldi della nonviolenza (non usare violenza fisica e non offendere la dignit\u00e0 dell&#8217;altro) per tutta la durata del conflitto. Nel primo caso il tipo di approccio \u00e8 pi\u00f9 legato alla filosofia gandhiana, nel secondo caso si pu\u00f2 identificare con gli apporti degli studiosi occidentali. Nell&#8217;approccio occidentale invece il punto centrale riguarda l&#8217;analisi per ottenere e mantenere il potere. Queste due dimensioni sono integrabili anche se noi ci soffermeremo soprattutto sulla seconda.<\/p>\n<p>La nonviolenza, come disse Gandhi, \u00e8 vecchia come le montagne. Questa parola tradurre il termine \u201cahimsa\u201d, una parola in Sanscrito che significa letteralmente \u201cnon nuocere\u201d. La radice del termine \u00e8 \u201chins\u201d, cio\u00e9 la \u201cforma desiderante\u201d di \u201chan\u201d che significa ammazzare, uccidere o danneggiare. Perci\u00f2 \u201chins\u201d implica il desiderio di uccidere, ferire o distruggere. La \u201ca\u201d iniziale \u00e8 una negativa, perci\u00f2 \u201cahimsa\u201d ha il pi\u00f9 vasto significato di non avere alcun desiderio, intenzione o volont\u00e0 di uccidere, ferire e distruggere.<\/p>\n<p>Il modo dell\u2019azione nonviolenta si pu\u00f2 descrivere come una \u201cterza via\u201d, un\u2019alternativa fra il sottomettersi alle ingiustizie e la reazione violenta contro di esse. Molta gente non riesce a vedere che le due alternative pi\u00f9 comuni: o accettano passivamente la situazione ingiusta, o si preparano ad usare la violenza per difendere i loro diritti. Sfortunatamente, chi usa questo secondo modo, spesso non \u00e8 in grado di controllarlo o di fare in modo che non opprima altri. La giustizia raramente si ottiene basandosi su chi dei contendenti ha l\u2019esercito pi\u00f9 forte e capace di uccidere e distruggere gli oppositori. Dall\u2019altro lato, chi si sottomette a ci\u00f2 che \u00e8 forzato ad accettare viene considerato debole e codardo nel mentre soffre l\u2019oppressione della violenza. La terza via d\u00e0 modo anche a coloro che sono pochi o hanno scarse risorse materiali di ergersi per i loro diritti, con forza morale e dignit\u00e0. Non c\u2019\u00e8 bisogno di essere grandi e grossi o forzuti per usare l\u2019azione nonviolenta. I pi\u00f9 anziani e i giovanissimi, le donne, persino i portatori di handicap sono efficaci nell\u2019uso dell\u2019azione nonviolenta quanto i giovani uomini fisicamente prestanti. Il potere della nonviolenza viene dalle qualit\u00e0 spirituali dell\u2019amore, della comprensione, dell\u2019abilit\u00e0 comunicativa, del coraggio, e della perseveranza. La sottomissione, l\u2019accettazione, la passivit\u00e0 non alleviano l\u2019oppressione e l\u2019ingiustizia, la reazione violenta incoraggia il crescere della violenza e della repressione. Il modo nonviolento \u00e8 un\u2019apertura, un ascolto, un considerare l\u2019intero mondo la propria famiglia: considerare i diversi punti di vista significa scoprire che le differenze non sono disarmonie, se ci trattiamo l\u2019un l\u2019altro con amore e rispetto. Noi agiamo in questo modo verso i nostri amici ed alleati, ma anche verso i nostri oppositori o i nostri critici: perch\u00e9 sono esseri umani come noi e abbiamo la necessit\u00e0 di capirli ancor pi\u00f9 di quelli che sono d\u2019accordo con noi. Apertura significa anche trasparenza. Non tentiamo di tener nulla nascosto, ne\u2019 di trarre vantaggio dall\u2019ignoranza altrui. Siamo disponibili alla comunicazione, alla relazione, alla cooperazione; esaminiamo tutti i punti di vista, ma ci atteniamo nella scelta alla nostra visione: non accettiamo tutti i concetti o tutte le attitudini, non cooperiamo con ci\u00f2 che provoca dolore e ingiustizia, ma siamo sempre disponibili a discutere.<\/p>\n<h3>Il satyagraha<\/h3>\n<p>Gandhi us\u00f2 il termine \u201csatyagraha\u201d per descrivere le modalit\u00e0 dell\u2019attivismo nonviolento. La parola \u201csatya\u201d significa \u201cverit\u00e0\u201d e deriva da \u201csat\u201d che ha lo stesso significato nel senso di \u201cessere\u201d, \u201crealt\u00e0\u201d o \u201cesistenza\u201d. La parola \u201cgraha\u201d significa aggrapparsi fermamente a qualcosa. Perci\u00f2 \u201csatyagraha\u201d vuol dire: attenersi fermamente alla verit\u00e0. Al di l\u00e0 delle convinzioni religiose o dei credo filosofici, ideologici o spirituali che una persona pu\u00f2 avere o non avere, questo modo implica il dedicarsi alla verit\u00e0 e all\u2019onest\u00e0 nelle relazioni umane. Noi esseri umani abbiamo il grande dono del linguaggio attraverso il quale comunichiamo simbolicamente, oltre a comunicare direttamente con le nostre azioni. Poich\u00e9 il linguaggio \u00e8 un\u2019astrazione simbolica riferita ad oggetti, relazioni e concetti, le parole possono essere pi\u00f9 o meno accurate nel tentativo di descrivere la realt\u00e0. Il linguaggio pu\u00f2 essere erroneo e le persone possono mentire. La menzogna \u00e8 una sottile forma di violenza, giacch\u00e9 mostra scarso rispetto per gli altri o paura della realt\u00e0. Separarci dalla verit\u00e0 significa separarci dalla realt\u00e0. Per essere onesti con noi stessi dobbiamo esserlo con gli altri. E\u2019 veramente gentilezza non dire ad altre persone quel che si pensa e permettere al risentimento e al rancore di crescere nel silenzio, finch\u00e9 esploderanno in allontanamento o litigio? Il metodo nonviolento ha il coraggio di confrontarsi con la realt\u00e0, con ci\u00f2 che accade, di modo da poter lavorare con tutti gli attori sulla scena per risolvere il conflitto. I nostri sentimenti, le nostre sensazioni, sono in grado di dirci molto su come vanno le cose e comunicandoli saremo maggiormente in grado di maneggiare le diverse situazioni nel modo migliore: questo non significa che rovesceremo sugli altri tutti i nostri problemi personali senza alcun discernimento. La comunicazione migliore, quella a cui tendiamo, \u00e8 chiara, aperta ed onesta. Anche quando, come gruppo, comunichiamo verso l\u2019esterno, \u00e8 necessario che le nostre parole siano accurate e chiare: la credibilit\u00e0 del nostro movimento, e la buona riuscita dell\u2019azione nonviolenta, dipendono dalla fiducia che le persone a cui ci rivolgiamo possono avere in noi. La fiducia che non stiamo mentendo loro, ad esempio. Questa \u00e8 una differenza sostanziale rispetto al metodo \u201cmilitarizzato\u201d che la comunicazione usa di solito basato sulla segretezza, sulla menzogna, sull\u2019adesione acritica all\u2019ordine dall\u2019alto o al parere del cosiddetto esperto. Noi siamo anche molto attente e attenti al non implicare nelle nostre comunicazioni un senso di superiorit\u00e0, ovvero che ci sentiamo \u201cmigliori\u201d solo perch\u00e9 abbiamo delle critiche da fare a situazioni ed azioni. Tutti facciamo errori. Suggeriamo per\u00f2 pacificamente a chi riteniamo in errore di considerare la possibilit\u00e0 di un cambiamento, presentando delle alternative chiare.<\/p>\n<p>Si dice che il metodo dell\u2019azione nonviolenta sia debole e passivo, o che rifiuti il conflitto. Al contrario, l\u2019azione nonviolenta nomina ed apre e gestisce i conflitti. Certamente, non \u00e8 un metodo per i codardi. Prendere parte ad un\u2019azione diretta nonviolenta richiede coraggio, un coraggio che non ha bisogno ne\u2019 desiderio di armi e scudi. Un coraggio che cammina con dignit\u00e0 e senza timore nel conflitto, che sfida l\u2019ingiustizia e lavora con forza per il cambiamento. Un coraggio disposto ad assumere su di s\u00e9 dolore o situazioni spiacevoli, ma non disposto ad infliggerli ad altri. Amore e fiducia, non odio e paura, sono ci\u00f2 che definisce il coraggio. La parola \u201ccoraggio\u201d deriva da \u201ccuore\u201d: noi abbiamo cuore sufficiente da confrontarci con i nostri oppositori, credendo fermamente in un processo umano e nonviolento di riconcilazione. E\u2019 la compassione a darci cuore. La compassione non \u00e8 piet\u00e0. E\u2019 amore empatico, \u00e8 \u201csentire insieme\u201d, nella gioia e nel dolore; un sentimento non solo capace di sintonizzarsi con i sentimenti altrui, ma anche saggio e coraggioso abbastanza da tradursi in azione. La compassione nasce da un sentimento di unit\u00e0 che ha l\u2019effetto di espandere i nostri cuori: qualsiasi sia la campagna, lo scopo, a cui dedicate le vostre energie, la fame nel mondo, la tutela dell\u2019ambiente, il cercare un\u2019economia di giustizia, la scintilla del vostro agire si \u00e8 accesa a partire da questo sentimento. Voi vi siete dette che era vostra responsabilit\u00e0 fare qualcosa per arrestare il dolore altrui. E\u2019 stata la compassione, ovvero il sentirvi parte del sentire altrui, a suggerirvi che si potrebbe vivere in armonia maggiore con la terra e fra noi esseri umani.<\/p>\n<p>Un\u2019altra qualit\u00e0 rivoluzionaria dell\u2019azione nonviolenta \u00e8 la pazienza. Una pazienza persistente, la capacit\u00e0 di non abbandonare la scena in cui abbiamo scelto di agire, e di procedere in maniera calma ed intelligente. Quando siamo coinvolte nell\u2019azione, spesso le nostre emozioni sono in primo piano: dobbiamo fare molta attenzione ad agire in maniera avvertita, dopo aver riflettuto su quanto vogliamo fare e sulle conseguenze delle nostre azioni. La pazienza persistente ci d\u00e0 il tempo di pensare, di progettare, di proiettare l\u2019azione nel futuro valutandone le conseguenze. E\u2019 meglio aspettare e perdere magari una piccola opportunit\u00e0, piuttosto che muoversi in modo sconnesso e impreparato, rendendo l\u2019azione inefficace. Nuove opportunit\u00e0 ci si presenteranno comunque. Se abbiamo il tempo di riflettere sulla situazione e sul modo migliore di maneggiarla, saremo pronti poi ad agire nel modo migliore. A differenza dei metodi militarizzati che corrono nell\u2019azione nel modo pi\u00f9 veloce e spietato possibile, l\u2019azione nonviolenta \u00e8 lenta in modo deliberato, nel senso che d\u00e0 ampi e frequenti avvisi agli oppositori su cosa sta accadendo, di modo che essi possano decidere in modo avvertito come confrontarsi con noi. Non vogliamo che i nostri oppositori reagiscano in maniera istintiva, in preda al panico o alla rabbia. Vogliamo che conoscano noi e i nostri metodi, in modo da poterci rispondere nel modo pi\u00f9 calmo e intelligente possibile. Il metodo militarizzato \u00e8 veloce e distruttivo come il fuoco, ma l\u2019azione nonviolenta fluisce e nutre come l\u2019acqua. Qualcuno \u00e8 sempre pronto a dire: \u201cil fuoco si combatte con il fuoco\u201d, ma se ci riflettete sopra vedrete che la metafora \u00e8 priva di senso: combattere il fuoco con l\u2019acqua \u00e8 molto pi\u00f9 efficace. L\u2019acqua sceglie il sentiero pi\u00f9 profondo, ma il suo scorrere persistente e paziente \u00e8 in grado di consumare le rocce pi\u00f9 dure. Perci\u00f2 pi\u00f9 saremo persistenti, pi\u00f9 progressi otterremo nella comunicazione, nell\u2019educazione e nel risveglio di altre persone rispetto alle circostanze che vogliamo veder cambiate. La persistenza significa anche che noi siamo flessibili nelle tecniche che usiamo: se un metodo non funziona, lo abbandoniamo e ne proviamo un altro. E dobbiamo persistere non solo nei nostri sforzi per il cambiamento sociale, ma nel portarci amore l\u2019un l\u2019altro, perch\u00e9 questa \u00e8 la prima risorsa che ci nutre, ci sostiene e ci consente di continuare. Lo scopo finale di ogni azione nonviolenta non \u00e8 la cancellazione degli oppositori, ma il trovare un modo armonioso, giusto e pacifico di vivere insieme. Ecco perch\u00e9 quando questo scopo finale viene raggiunto non ci sono perdenti: coloro che sono stati convinti dalla nostra azione saranno grati del mutamento raggiunto quanto quelli che hanno progettato l\u2019azione stessa.<\/p>\n<p>Partono da alcune indicazioni di Gandhi, per attuare un&#8217;azione nonviolenta si possono indicare i seguenti punti.<br \/>\n* La lotta nonviolenta diventa legittima solo dopo che tutti gli altri mezzi leciti sono stati messi alla prova.<br \/>\n* Non bisogna allargare l&#8217;obiettivo della lotta e non iniziare la lotta con i mezzi pi\u00f9 radicali (c&#8217;\u00e8 una scala graduale che prevede di partire col mezzo a &#8220;minor&#8221; impatto per la controparte per poi crescere in determinazione se questo non sortisce effetto).<br \/>\n* Bisogna sempre mettersi &#8220;nei panni dell&#8217;altro&#8221; per capire le motivazioni che portano la controparte al conflitto. Non tanto con lo scopo di meglio saperlo contrastare, ma con l&#8217;obiettivo di riuscire a trovare punti di intesa con la controparte.<br \/>\n* Bisogna sempre ricercare un compromesso, in modo che entrambe le parti trovino soddisfazione dalla risoluzione del conflitto. La modalit\u00e0 da ricercare non \u00e8 quella del IO VINCO-TU PERDI, ma IO VINCO-TU VINCI.<br \/>\n* Non si pu\u00f2 per\u00f2 mai fare compromessi sul &#8220;cuore&#8221; del conflitto o su principi che ne stanno alla base. Questo punto quindi richiede una grande capacit\u00e0 di analisi e di scelta politica rispetto alle cose che sono &#8220;cuore&#8221; o &#8220;principi&#8221;.<br \/>\n* La nonviolenza deve essere intesa come rispetto della dignit\u00e0 della controparte e non solo della sua vita.<br \/>\n* Anche le cose materiali vanno rispettate. In ogni caso se si decide di ricorrere al boicottaggio e poi al sabotaggio, l&#8217;obiettivo dell&#8217;azione deve essere mirato e non deve comportare pericolo per nessuno (se non per gli affari economici o politici della controparte).<br \/>\n* Bisogna sempre evitare la clandestinit\u00e0 e i segreti. L&#8217;azione nonviolenta deve essere pubblica, senza segreti o doppi fini. La controparte deve conoscere bene cosa vogliamo.<br \/>\n* Bisogna essere creativi e fantasiosi. Mai lasciare la mossa alla controparte, agire per primi in modo da costringere l&#8217;altro a &#8220;rincorrerci&#8221; sul nostro terreno. Pi\u00f9 l&#8217;azione sar\u00e0 innovativa, condotta in forme fantasiose e aggreganti, pi\u00f9 la controparte sar\u00e0 in difficolt\u00e0.<br \/>\n* Bisogna sempre predisporre un &#8220;programma costruttivo&#8221;, cio\u00e8 una serie di cose o di realizzazioni che si vogliono fare in sostituzione delle cose che si contesta. Da parte di chi agisce una modalit\u00e0 nonviolenta vi \u00e8 sempre l&#8217;onere di presentare una proposta credibile e realizzabile delle cose che si vogliono fare.<br \/>\n* E&#8217; necessario ricordarsi e sapere che la nonviolenza, vissuta solo come una tecnica d&#8217;azione, non garantisce sulla bont\u00e0 del fine. Si possono agire le metodologie nonviolente anche per scopi non giusti o non legittimi.<\/p>\n<h3>Cosa pu\u00f2 fare la nonviolenza<\/h3>\n<p>La nonviolenza pu\u00f2 diventare quindi uno strumento per:<br \/>\n* ottenere nuove cose: leggi pi\u00f9 &#8220;giuste&#8221;, libert\u00e0, pi\u00f9 diritti civili ed umani, impedire azioni ritenute riprovevoli, spingere governi, aziende, societ\u00e0 o gruppi verso certe scelte;<br \/>\n* per difendere cose esistenti: leggi ritenute valide, istituzioni democratiche, conquiste civili, tradizioni e cultura, territori, persone, realt\u00e0 associative ecc. I suoi strumenti di lotta sono i mezzi di lotta nonviolenti quali la noncollaborazione, la disobbedienza civile, il boicottaggio, il sabotaggio, il programma costruttivo ed alternativo e tante piccole azioni, tecniche e modalit\u00e0.<\/p>\n<p>Molti esempi storici confermano la validit\u00e0 della resistenza attiva nonviolenta (non-collaborazione con chi governa, disobbedienza civile, boicottaggio sociale, economico, politico, controinformazioni; obiezione fiscale, lavorativa, etc.). Segue un breve elenco cronologico di lotte, azioni, movimenti che sono stati basati, talvolta anche inconsapevolmente, su metodologie nonviolente:<\/p>\n<p>lotta di liberazione dell&#8217;India da parte del movimento guidato da Gandhi;<br \/>\nparte della resistenza danese e norvegese all&#8217;invasione nazista;<br \/>\nmolti esempi della resistenza italiana alla caduta del fascismo nel 1943 (ricerche fatte su Roma, Napoli, Bergamo, Forl\u00ec, ecc.);<br \/>\nla lotta per i diritti civili dei neri guidata da Martin L. King;<br \/>\nle lotte per i diritti civili e sindacali portate avanti con C\u00e9sar Chavez;<br \/>\nla resistenza all&#8217;invasione della Cecosclovacchia da parte delle forze dell&#8217;ex Patto di Varsavia nel 1968;<br \/>\nlotta dei movimenti pacifisti eurpoei contro l&#8217;installazione da parte del governo USA dei missili atomici in risposta al riarmo dell&#8217;URSS;<br \/>\ninizio della Campagna di disobbedienza civile di massa contro la parte di tasse destinata al bilancio della Difesa italiano (obiezione di coscienza alle spese militari). E&#8217; una forma di lotta diffusa anche in altri Paesi;<br \/>\nla caduta del dittatore Marcos nelle Filippine, 1986;<br \/>\nlotta contro il nucleare e le centrali nucleari in Italia culminata nel 1987 col referendum vinto dagli antinuclearisti (1986 gravissimo incidente di Cernobyl);<br \/>\nboicottaggio organizzato su scala mondiale delle banche coinvolte con il regime razzista del Sud Africa. Campagna poi conclusasi per i profondi cambiamenti intervenuti in quel Paese, tali da portare Nelson Mandela, avvocato di colore in prigione da 25 anni, alla guida della Nazione dopo libere elezioni;<br \/>\nsimulazione di difesa popolare nonviolenta che coinvolse l&#8217;intero comune di Boves in Italia;<br \/>\npredisposizione e studio da parte di organismi statali o istituzionali di modelli di difesa popolare nonviolenta in Olanda, Austria, Australia;<br \/>\ncaduta dei regimi comunisti dell&#8217;Est. Tutti, tranne la Romania, senza l&#8217;utilizzo preordinato della violenza, 1989;<br \/>\nseparazione di Estonia, Lituania e Lettonia con uso prevalente di azioni nonviolente;<br \/>\nresistenza vittoriosa al colpo di stato in URSS contro Gorbaciov e le sue riforme, 1991;<br \/>\niniziativa, ripetuta per diversi anni, contro la presenza del Salone Navale Bellico a Genova. Alla fine il Salone non fu pi\u00f9 organizzato a Genova;<br \/>\niniziative pacifiste nei territori della ex-Jugoslavia organizzate principalmente dai Beati i Costruttori di Pace di Padova. La prima marcia si svolse nel dicembre 1992 e port\u00f2 500 pacifisti a Sarajevo; la seconda nell&#8217;agosto del 1993, denominata Mir Sada, coinvolse 2.000 persone, ma non giunse a Sarajevo, solo a Prozor e a Mostar.<\/p>\n<p>La nonviolenza per dispiegarsi ha bisogno che alla base ci sia un grosso lavoro organizzativo, di formazione e di addestramento. Sono quindi necessari mezzi, uomini, risorse economiche per poter sperimentare questi metodi.<\/p>\n<h3><\/h3>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"footer\"><a title=\"Copyleft\" href=\"http:\/\/www.utopie.it\/portale_utopie\/copyleft.htm\">Copyleft<\/a>\u00a0&#8211; Utopie Onlus\u2122 1997_\u00a0&#8211;\u00a0<a title=\"Privacy Policy\" href=\"http:\/\/www.utopie.it\/portale_utopie\/privacy_policy.htm\">Privacy Policy<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0<a title=\"Disclaimer\" href=\"http:\/\/www.utopie.it\/portale_utopie\/disclaimer.htm\">Disclaimer<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0<a title=\"Mappa Sito\" href=\"http:\/\/www.utopie.it\/mappa_sito.htm\">Mappa Sito<\/a>\u00a0&#8211; Testi e Grafica:\u00a0<a title=\"Maurizio Pittau\" href=\"http:\/\/www.utopie.it\/maurizio_pittau.htm\">Maurizio Pittau<\/a><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La nonviolenza come disciplina di studio e come metodologia pratica di risoluzione dei conflitti \u00e8 &#8220;ideata&#8221; da Gandhi nel corso della sua lunga vita e viene applicata direttamente e in forma sistematica nel conflitto che oppone l&#8217;India all&#8217;Inghilterra durante la I\u00b0 e la II\u00b0 guerra mondiale. 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